Trofeo dedicato ad Alessandra Cortinovis
Alessandra    PietreMezzaMaratona2013

2014

A distanza di un anno eccoci di nuovo, uniti, insieme per percorrere questi 27 bellissimi km di sentieri con il cuore gonfio di emozioni e la mente satura di ricordi che mi riportano alle bellissime giornate trascorse con te in mezzo a queste TUE montagne.

È sempre difficile prendere in mano la penna e scrivere, spingere la nostra mente indietro nel tempo, riaprendo quella valigia personale di ricordi che hanno caratterizzato la nostra vita insieme.

Ma alla fine ci si accorge che tutto questo è solo immenso piacere, i pensieri e le immagini iniziano a susseguirsi in un incalzante ed incontrollato flashback e le parole, che dovrebbero riempire la pagina bianca, vengono sommerse da attimi infiniti di silenzio ed emozioni.

A fatica cerco di fermare questo fiume in piena, ma subito il pensiero ritorna al 1° settembre dello scorso anno, alle emozioni che hai saputo nuovamente farmi vivere, insieme ai nostri amici che, nonostante il poco allenamento, hanno voluto essere protagonisti silenziosi di questa fantastica mezza skyrace certi che la fatica sarebbe stata alleggerita dalla tua costante presenza.

Chissà cosa avrai pensato vedendoci corricchiare verso il Branchino o annaspare a fatica sulle pendici del Grem… mi sembra quasi di intravedere il tuo sorriso e le te smorfie scherzose nel vederci arrivare in fondo alla lunga schiera di atleti che più agilmente ci hanno preceduto.

Ma tu ce lo hai sempre insegnato… perseverare, sempre, incondizionatamente, non mollare, mai!!

Così solo ora, ripensandoci, mi rendo conto che la fatica provata è solo niente se paragonato allo sforzo che hai voluto fare salendo a piedi al Gherardi per assistere alla gara di skyrace, quando la malattia ti aveva già privato della possibilità di sfruttare le tue gambe.

Una fatica che però, raggiunto il rifugio, quasi magicamente aveva lasciato spazio ad una gioia incontrollata, per avercela fatta, nonostante tutto e tutti.

E voglio continuare a pensarti così, felice, serena e con gli occhi socchiusi e rivolti in lontananza, con rispettoso silenzio, ad ammirare quel profilo roccioso che spezza all’orizzonte l’infinito azzurro del cielo… Voglio continuare a seguire i tuoi ultimi insegnamenti.. Voglio continuare a vivere un giorno alla volta, apprezzando il momento presente e accettando le difficoltà come pietre sul sentiero che porta alla pace…

Un abbraccio… dal cuore

 

2013

Ricordo di Alessandra e di quell’amore per la montagna che ha caratterizzato la sua breve esistenza.

A 33 anni avevi ancora una vita lunga davanti… i sogni, i progetti e chissà quante montagne avremmo ancora potuto salire insieme. Si perché tu, Alle, a differenza di quanto avresti voluto farci credere, non eri una persona qualunque ..

E l’hai dimostrato più volte ad ognuno di noi, a chiunque vedendoti, si chiedeva come potevi, priva di una gamba, affrontare con così tanta tenacia un sentiero di montagna, una linea di arrampicata nella palestra del Palamonti… ma sopratutto come potevi affrontare tutto ciò sempre e comunque col sorriso sulle labbra… eri una tosta tu, una vera “montanina” come ti piaceva definirti.

La tua voglia di fare cose impossibili, essere anche l’ultima ma non scoraggiarsi e continuare a crederci., fino all’ultimo istante., fino a quell’ultimo respiro che ti ha permesso di raggiungere la cima più alta, più difficile, seguendo la linea di salita più breve e più impervia, come solo pochi e veri alpinisti riescono a fare..

E nel tuo percorso di malattia la cosa che, a distanza di tempo, mi lascia ancora incredulo è il coraggio dimostrato, la serenità quasi surreale con cui hai affrontato ogni nuovo ostacolo che si poneva su questo immeritato cammino..

Mi piace ricordare il senso che davi ad ogni tuo viaggio, ad ogni scoperta di una nuova cima: una ricerca estenuante di quella libertà e serenità che solo le montagne ti sapevano trasmettere.. Come dimenticarsi di quel tracking intorno all’Annapurna da cui sei tornata entusiasta più che mai o la tua prima vera salita alpinistica al nevado Pisco sulla Cordillera Bianca dove temevi di non essere in grado di superare nemmeno i 4000m. Mi ricordo, la sera prima al rifugio Perù, il tuo fantasticare insieme a noi su quella cima che vedevi impossibile e ben lontana dalla tua portata, le tue paure che si scontravano con la tua tenacia, il tuo osservare con attenzione ogni nostro movimento, ogni nostro preparativo e voler con noi condividere anche questo: la verifica del materiale, lo studio del percorso, lo scrutare con timore riverenziale ogni piccola nuvola che potesse affacciarsi sulla tua cima…

E poi la scivolata sul nevaio, con i ramponi e la picozza. Attimi di paura che si sono letteralmente polverizzati quando dal basso, con il pollice, ci hai fatto segno che tutto era OK: con Diego e Claudio abbiamo capito subito che non sarebbe bastata una scivolata per farti desistere dal desiderio di raggiungere la vetta.. Che spettacolo quando insieme l’abbiamo raggiunta, 5762m di roccia, di neve, di emozioni che si alternavano in un vortice incontrollato., fino a quell’abbraccio con ì compagni che ci ha fatto tornare con i piedi per terra…

Prima il Nepal, poi il Perù, e già pensavi al prossimo viaggio, alla prossima cima, forse al continente africano ed al Kilimangiaro con i suoi 5895m. Un viaggio che portavi nel cuore, come le persone di quella parte di mondo che avevi avuto la fortuna di conoscere ed apprezzare nel tuo breve viaggio in Kenia.

Sorrido oggi quando ripenso alle nostre annuali discussioni sulla scelta della metà per le vacanze estive: per te non c’era dubbio “Dolomiti e solo Dolomiti”. Anche quando la malattia ti ha impedito di percorrere le vie ferrate, non ti sei abbattuta ma anzi ti sei buttata in una ricerca spasmodica dei sentieri alla tua portata, alla portata delle tue stampelle… volevi forse rubare a Egidio Gherardi il nomignolo di “alpinista con le stampelle??”

Ma alla fine sei sempre tornata a casa, nella tua amata Valpiana, ricordo la gioia che si leggeva nei tuoi occhi ad ogni rientro, la sera, dopo una giornata intensa, una salita durata ore ma affrontata con la consapevolezza di usufruire di un privilegio prezioso, e tuttavia accessibile a tutti..

L’ abbraccio simbolico che facevi alle tue cime.. dall’Arera al Menna, dal Grem a quell’Alben che hai sempre portato nel cuore e che non ti stancavi di descrivere come la più bella tra tutte le montagne…

E per ricordare quanti tu amassi il senso della montagna e della natura voglio riportare uno stralcio del tuo diario dove, alla fine di una giornata che ti aveva riservato solo tristi notizie, avevi ancora la forza di scrivere: ” …se chiudo gli occhi e immagino di stare bene ed essere serena, io mi vedo in montagna., in un prato,., fuori da un rifugio, seduta su un muretto con le ginocchia al petto mentre osservo la vastità di tutto ciò che mi circonda…”

Credo che tu, Alessandra, alla fine, abbia vinto la tua battaglia..

Lo dimostra l’amore e l’affetto che ognuno di noi ancora prova nei tuoi confronti….

Lo dimostra il ricordo di quella gentilezza e generosità d’animo che hai sempre dimostrato verso tutti…

Lo dimostra queir insegnamento che hai saputo scalfire nel cuore, nell’animo e nel fisico di ognuno di noi: il

saper gioire delle piccole cose ed essere contenti di quello che si ha, imparando ad accettare le difficoltà

che la vita ci pone davanti, facendone tesoro…

Grazie Alle

“…. Vero, le persone vanno e vengono, ma ce ne sono alcune che, pur andando via, rimangono più presenti di chi è presente, più tangibili di chi resta, sono quelle che riesci a sentire, anche se non le vedi, concrete assenze di un eterno passaggio….”